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La Casa del Melograno

Capri

Delle isole del golfo partenopeo, Capri è la sola a non avere origini che si riallacciano alla pressoché generale natura vulcanica dei luoghi. Conosciuta e abitata fin dal Paleolitico al tempo di massima attività dei vulcani flegrei, Capri costituiva un blocco unico con la penisola sorrentina dalla quale andò progressivamente staccandosi in successive epoche geologiche sotto la spinta di fenomeni riconducibili all’orogenesi tettonica. Emergente da abissali profondità marine, l’isola rivela la sua natura calcarea nelle ripide e scoscese pareti dolomitiche di inconfondibile bellezza e nelle numerose cavità naturali (grotte) che la rendono celebre in tutto il mondo unitamente alle suggestive cuspidi dei Faraglioni che le fanno da appendice nella parte sud-orientale.
L’instabilità del suolo caprese sul livello medio del mare, denota la lenta ma continua inesorabile attività bradisismica che nel corso dei secoli ha sensibilmente abbassato il livello della celebre grotta azzurra e del Bagno di Tiberio. Controversa è la questione etimologica ; Caprea o isola delle pietre aspre per Strabone, fu definita Capreae da Varrone per il suo originale profilo nonché per la fauna predominante costituita appunto da capre selvatiche; altri trovano quantomeno impropria quest’ultima soluzione alla quale oppongono la denominazione di capros, cinghiale. Etimologia a parte è certa la presenza di greci sull’isola anche se è difficile individuarne una datazione precisa. Nel 29 a.C. l’isola fu visitata dall’imperatore Augusto che la rilevò dai napoletani cedendogli in cambio la non lontana Ischia.

Ma la fama romana dell’isola è indissolubilmente legata all’emblematica figura del successore di Augusto, Tiberio il quale si stabilì a Capri durante gli ultimi dieci anni del suo regno intorno al 26 a.C., reggendo da quel luogo le sorti dell’impero. Alla sua residenza nell’isola sono attribuibili numerosi toponimi esistenti tutt’oggi. Del mitico imperatore, circondato nella cultura popolare da un alone di mistero e di terrore, restano gli avanzi di almeno tre delle dodici ville che si ritiene edificate sotto il suo regno. La più celebre “Villa Jovis” domina dall’alto del Capo l’intero Golfo di Napoli. Resti di un’altra villa sono osservabili a Damecuta ed infine si trovano avanzi dell’epoca imperiale presso le Case Palazzo a Mare ove esisteva l’antico bagno di Tiberio. Dopo la scomparsa di Tiberio, Capri si avvia verso un lento ma continuo decadimento seguendo di volta in volta le vicende di Napoli o delle principali dinastie regnanti, soggetta alle incursioni barbariche e piratesche e ai periodici, ricorrenti, sconquassi tellurici che pare abbiano contribuito non poco a disgregare le vestigia del passato. Longobardi e Normanni si avvicendarono sulle sue coste che videro in epoche successive il susseguirsi di Aragonesi , Angioini e Spagnoli. Nel XVII secolo la popolazione fu decimata da una pestilenza cui fece seguito l’instaurarsi del dominio Borbonico; successivamente Capri fu al centro di accesissime dispute tra Inglesi e Francesi che se ne contesero aspramente il possesso per l’importante posizione strategica. Dagli inizi del secolo scorso fino ad arrivare ai giorni nostri Capri divenne un luogo ambito e ricercato da letterati delle più disparate origini che, nei silenzi dell’isola tirrenica trassero lo spunto per opere di grande rilevanza letteraria; è il caso del medico e scrittore svedese Axel Munthe e di tanti altri celebrati nomi della letteratura mondiale come Ada Negri, Massimo Gorki, Curzio Malaparte.

L’isola di Capri oggi
Dalla Punta Campanella l’isola dista dal continente solo 5 km. Consta di due comuni Capri ed Anacapri; scarsa e irrilevante la rete stradale, l’isola è stata giustamente pedonalizzata a salvaguardia e tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico. La massima elevazione si riscontra sul Monte Solaro (589 m.), raggiungibile in seggiovia da Anacapri o per mulattiera. La vegetazione è tipicamente mediterranea, spiccano il mirto, l’oleandro, il corbezzolo, il ginepro, il lentisco, il cactus e l’agave; si coltivano agrumi, olivo e vite. La fauna è composta principalmente da gabbiani, una menzione particolare merita la rara lucertola azzurra e il bue marino o foca monaca, specie ormai in via di estinzione. Elemento singolare è la mancanza di sorgenti per cui l’isola fu dotata di cisterne di raccolta per l’acqua piovana sin dall’epoca romana. Oggi si provvede con un moderno impianto di desalinizzazione. La principale risorsa economica di Capri è il turismo che si è andato sviluppando su scala industriale fin dalla fine del secolo scorso.
Oltre ai richiami storico-paesaggistici-letterari, Capri offre al turista un’invidiabile struttura balneare che la pone ai primi posti nella graduatoria delle più ricercate stazioni balneari e climatiche.

Capri
Il segreto fascino del centro di Capri è costituito dalle sue caratteristiche costruzioni a volta che sembrano inseguirsi in un dedalo intrecciato di vicoli e stradette. L’oggetto più singolare è senza dubbio la Piazzetta vero e proprio salotto all’aperto in stupenda posizione panoramica ove la variopinta comunità internazionale ama ritrovarsi sui suoi celebri gradini in un ambiente raffinato ed esclusivo, comunque a portata del grande flusso turistico di massa. Significativa la Parrocchiale di S. Stefano edificata nel XVII secolo sulle rovine di una preesistente cattedrale; lo stile barocco racchiude al suo interno opere di un certo valore fra le quali spicca il policromo pavimento in marmo della vicina Villa Jovis. Sull’altura di S. Maria del Soccorso, non lungi da Capri ed in splendida vista panoramica verso la Penisola Sorrentina, le rovine della Villa Jovis, detta volgarmente Palazzo di Tiberio, costituiscono un mirabile esempio di villa romana dell’età imperiale; tutta la zona circostante è ricca di leggende legate al ricordo dell’imperatore romano fra le quali spicca il cosiddetto “salto” di Tiberio, sorta di rupe scoscesa, a picco sul mare dal quale si dice fossero precipitati i nemici dell’imperatore. Non lontano si trovano le rovine di un’antica Torre del Faro. La frazione di Marina Grande costituisce il principale porto di accesso all’isola, dotato fra l’altro di una moderna darsena per natanti da diporto. Da Marina Grande si diparte la Funicolare che in circa 4 minuti ci conduce a Capri, raggiungibile peraltro attraverso una comoda strada asfaltata. Lungo la suddetta strada trovasi la chiesa di S.Costanzo del sec. XI e la Scala Fenicia che sale ripidissima fino alle rovine del Castello Barbarossa detto così dal nome del pirata saraceno Kair el Din chiamato, appunto Barbarossa, detta scala costituì per secoli la sola via di comunicazione verso Anacapri. Sempre dalla Marina Grande è raccomandabile l’escursione fino al Palazzo a Mare ed al Bagno di Tiberio, avanzi romani dell’epoca imperiale. Partendo sempre da Capri un altro itinerario di incomparabile bellezza ci porta, attraverso l’omonima via, al belvedere di Tragara da cui si ha un colpo d’occhio eccezionale sui sottostanti Faraglioni e sulla Marina Piccola celebre stazione balneare. Dal belvedere di Tragara si potrà proseguire in direzione dell’Arco Naturale e della Grotta di Matermania legata al culto di Cibele. Sempre a Capri è interessante visitare la trecentesca Certosa di S. Giacomo al cui interno sono custodite pregevoli opere d’arte e sono visibili due chiostri del XV-XVI sec.

Anacapri
Il Monte Solaro, 589 m., raggiungibile in seggiovia o mulattiera è un eccellente punto panoramico. Nei pressi della stazione a monte della seggiovia, sono visibili i reti di una fortificazione eretta nel 1809 dagli Inglesi su antichi basamenti medioevali (Fortezza di Bruto). Dalla mulattiera per il M. Solaro si diparte una strada in località la Crocetta che conduce al Santuario di S. Maria a Cetrella in splendida posizione panoramica su Capri e sulla prospiciente costa sorrentina. Da Caprile si consigliano vivamente le escursioni al belvedere della Migliara e al Faro di Punta Carena per le notevoli prospettive panoramiche offerte. Sulla via del ritorno da Punta Carena si trovano a destra le rovine del Castello di Materita. Partendo da Anacapri in direzione per Damecuta si possono visitare gli scavi dell’ultima delle tre ville romane. La Torre di Damecuta, eretta nel Medioevo a difesa delle coste capresi al tempo delle incursioni piratesche , ottimo punto panoramico verso Ischia, Procida e il Golfo di Napoli. Sempre da Anacapri, ma la si può raggiungere anche con la barca da Marina Grande, si diparte la strada che conduce alla famosissima Grotta Azzurra, indubbiamente una delle cavità carsiche più rinomate del mondo, celebre per i notevoli riflessi colorati osservabili al suo interno nonché per gli avanzi sommersi di opere murarie romane che ci documentano lo sprofondamento della grotta avvenuto in epoca storica. Lungo la strada che da Anacapri ci riporta a Capri non si può trascurare una visita alla Villa S. Michele costruita dal medico svedese Axel Munthe nei paraggi di una cappella dedicata al santo e sulle rovine di una preesistente villa romana.

Capri ultima modifica: 2016-08-22T07:15:10+02:00 da La Casa del Melograno
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